XV CONVEGNO. V Sessione.

Ore 15,00

Introduzione alla figura di don Luigi Sturzo da parte di Azzurra Acciani, Coordinatrice Sud Italia, e di Giorgio Fusar, Coordinatore Regione Lombardia.

Azzurra Acciani:

In un’epoca in cui molti sono i moralizzatori improvvisati e altrettanti quelli che, dopo tanto dormire, si risvegliano moralizzatori convinti, noi giovani siamo la fascia di società più a rischio, coloro che pagano le conseguenze, che si ritrovano privi di una guida o di un giusto,sano,vero modello a cui ambire e rivolgersi.

Don Luigi Sturzo, la cui conoscenza viene tramandataci nelle scuole principalmente per il suo ruolo di fondatore del PPI (Partito Popolare Italiano),racchiude, in realtà in sé, molti lati e caratteri a noi sconosciuti,ma fortemente istruttivi.

Una figura imponente e versatile,dall’ampio spessore morale e culturale,in grado di dispensare ancora oggi, a distanza di cinquant’anni dalla sua morte, saggi insegnamenti, sciolti da vincoli temporali, maturati grazie al profondo sentimento di amore per il prossimo e all’esperienza di vita quotidiana.

Un modello di santità quello di Don Sturzo differente da quello di Padre Pio.

Egli fu, infatti, il maggior interprete di una santità consumata nella quotidianità, con la testimonianza di Cristo ai fratelli e con la scelta di vivere la politica come mezzo utile unicamente a saziare la propria “sete di carità cristiana”.

I primi del Novecento sono anni particolarmente importanti per il sacerdote di Caltagirone, il quale  riesce tuttavia a portare a compimento gran parte dei propri propositi,con profondo sacrificio e ardore,dimostrando appieno ampie conoscenze teologiche,filosofiche e letterarie,sinergicamente affiancate da quelle sociologiche ed economiche.

Nel 1905, anno del discorso su “I problemi della vita nazionale dei cattolici”,si preannuncia l’idea sturziana di dar vita ad un partito di ispirazione cristiana,ma perfettamente laico, privo di riserve clericalistiche. L’intenzione di fondo è quella di condurre i cattolici all’interno dell’ambito politico italiano.

Il sogno di Don Sturzo si realizza a Roma il 18 gennaio 1919,nell’Albergo di Santa Chiara,con la fondazione del Partito Popolare Italiano. In occasione di tale evento il sacerdote diffonde il noto appello “A tutti i liberi e forti”. 

È difficile pensare,quindi, a Don Sturzo disgiunto dalla lotta politica,che egli intende come la realizzazione sociale di un ordine interiore. Nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale, seppe infondere,non solo nei Siciliani, ma nei cattolici Italiani, il senso del diritto-dovere della partecipazione alla vita politica e sociale alla luce dell’insegnamento della Chiesa.

Don Luigi Sturzo rappresenta il maggior interprete di un percorso attraverso il quale la politica,secondo Pio XI, “può divenire la più alta forma di carità”.

« La politica è carità, ossia esigenza d’amore e di servizio del prossimo, è l’attuazione del bene comune nell’ordine temporale,ma anche in rapporto al bene spirituale,alla vera vita,quella soprannaturale. Pertanto essa non è separata e tanto meno esente dalla morale. La politica è un dovere civico, un atto di carità verso il prossimo» .

Una vita quella del sacerdote di Caltagirone interamente volta al bene sociale della propria Nazione,segnata da forti sofferenze,prima fra tutte “l’esilio”. Pronunciatosi in maniera sfavorevole nei confronti di Giolitti,nel 1922,così come per i successivi governi Facta e Mussolini,Sturzo, nell’ottobre del 1924, viene esortato dalla Santa Sede a dimettersi dalle cariche che riveste nel partito e a lasciare l’Italia.

 

Giorgio Fusar:

 

Luigi Sturzo nasce a Caltagirone il 26 novembre 1871, da piissimi genitori di condizione benestante, insigniti, per parte paterna, del titolo di baroni. Educato alla pietà e alla disciplina ed avviato al sacerdozio dal fratello maggiore Mario, già sacerdote e poi vescovo di Piazza Armerina, Sturzo, dopo aver frequentato il Seminario dal 1888, riceve l’ordinazione sacerdotale a Caltagirone il 19 maggio 1894. Nel proprio Seminario, sin dall’anno precedente, aveva iniziato ad insegnare lettere e filosofia, cominciando il suo apostolato sacerdotale con varie attività a favore dei giovani. Intanto era stato eletto consigliere provinciale a Catania.

È però a Roma, dove si era recato per il perfezionamento dei propri studi teologici e giuridici, frequentando l’Università Gregoriana (nella quale si sarebbe poi laureato nel 1898), che ebbe a constatare, nel corso della benedizione delle case, nel sabato Santo del 1895, l’estrema miseria della gente di Trastevere. Esperienza che, come egli stesso testimonia, segna una svolta radicale nella sua vita. È infatti allora che Sturzo comprende la missione che il Signore aveva in serbo per lui.

Si rivolse così, dapprima alle attività sociali e amministrative della sua stessa Caltagirone, nella quale aveva fatto ritorno. Grazie alla dispensa esplicita del Santo Pontefice Pio X, da lui stesso richiesta, ne divenne Pro-sindaco per ben quindici anni e condusse una forte battaglia contro la visione del Comune come feudo degli interessi privati più forti, riuscendo ad apportare notevoli modifiche. Sin dall’inizio, pertanto, Don Luigi Sturzo rivelò una straordinaria competenza giuridica, istituzionale ed economica. Negli stessi anni nacque la rivista “La Croce di Costantino”, prima voce scritta della rappresentanza cattolica locale.

Il 26 ottobre, quindi, Don Luigi Sturzo lascia il suolo italiano per volgersi in Inghilterra; espatrio forzato che si tramuterà in seguito in un vero e proprio esilio di ben ventidue anni. Stabilitosi a Londra, continua la propria missione, prodigandosi nella denuncia di ogni forma di totalitarismo, che vede come il grande nemico della cultura democratica e liberale europea. Pubblica una serie di opere: “Italy and Fascism” del 1926, ”La comunità internazionale e il diritto di guerra” del 1929, “La società: sua natura e leggi” del 1936, “Politica e morale” del 1938, “Chiesa e Stato” del 1939.

Il 3 ottobre 1940 giunge a New York, abbandonando anche la residenza londinese in seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Fonda l’American People and Freedom GROUP e continua ad impegnarsi in attività pubblicistiche.

Trascorsi sei anni, nel 1946, finalmente Don Sturzo può rientrare in Italia. Giunto a Roma decide di risiedere nel convento delle Canossiane. Pubblica i volumi “Nazionalismo e Internazionalismo”, “La mia battaglia da New York”, “La ragione della nazione” del 1949 e il saggio “Del metodo sociologico” del 1950.

Il 17 dicembre 1952 viene nominato senatore a vita da Luigi Einaudi. Rifiuta di entrare a far parte della D.C. pur mantenendo buoni rapporti con i suoi esponenti più importanti. In un panorama politico che raramente lo soddisfa, Sturzo riprende la sua battaglia per la moralizzazione della vita pubblica e politica italiana, elaborando progetti di legge per l’abolizione del voto segreto alle Camere e per la riforma del Senato. Nel 1953 pubblica “Coscienza e Politica”.

In un articolo del 1957 per l’Assemblea del Riarmo Morale, scriveva: « La libertà è facoltà interiore dell’uomo prima che sociale; ma è anche sociale e senza di essa è impossibile qualsiasi sviluppo e progresso. L’educazione e la conquista della libertà si fa con l’uso stesso della libertà – un bambino non apprende a parlare senza parlare, nessuno saprà mai nuotare se non scende nell’acqua e vi si esercita; così è tutta la vita».

Queste sue parole testimoniano un pensiero universale che continua ancora oggi a far buona cultura. Una cultura che si radica nella libertà e che rende liberi.

Don Luigi Sturzo, un grande italiano, non solo un grande uomo di Chiesa, muore l’8 agosto del 1959. Nel 1962 la sua salma viene tumulata nella chiesa del Santissimo Salvatore a Caltagirone.

Ore 15,15

Ripartiamo da don Luigi Sturzo! è il focus che ci viene presentato dal Dott. Gaspare Sturzo – magistrato, esperto presso l’Alto Commissario pr la prevenzione e il contrasto della corruzione – e dal Dott. Giovanni Palladino, economista, Presidente del Centro Internazionale Studi Stuzo.

Dott. Giovanni Palladino:

Dott. Gaspare Sturzo:

TRE MALE BESTIE DIVORANO LA NOSTRA DEMOCRAZIA

 

1. IDENTIFICARE LE TRE MALE BESTIE

Statalismo: e chi ha potuto togliere dalla mente del popolo italiano che lo Stato possegga il toccasana per tutti i mali? È un errore enorme fare dello Stato un tutto possente in cui si risolve ogni attività sociale.

 

Partitocrazia: che dire poi dell’intrusione dei partiti e delle relative dirigenze nell’attività amministrativa dei ministeri e degli enti statali?

 

Abuso del denaro pubblico: si va creando una nuova classe di politicanti amministratori o di amministratori politicanti, che estendono l’abuso della corruzione nell’ambito della gestione del pubblico denaro.

 

2. LA COSTRUZIONE DEMOCRATICA TRADITA

Gli esempi nel campo della politica associata si possono moltiplicare all’infinito, sia da parte dei rappresentanti dell’autorità che da parte dei cittadini. I primi sono più esposti alle tentazioni del potere, del denaro, della clientela, del partito, e sono quindi più responsabili, se essi vengono meno alla osservanza delle leggi, alla equità dell’amministrazione, alla tutela dei deboli ed alla mortificazione dei potenti, presi spesso come sono dalla demagogia popolare da un lato e dalla paura di perdere il potere dall’altro.

 

3. ESISTE UNA QUARTA BESTIA?

La Mafia è la quarta bestia che sorge quale effetto del rapporto tra la degenerazione della questione meridionale e lo strangolamento della società politica, economica e civile da parte dello statalismo, della partitocrazia e dell’abuso del denaro pubblico.

 

4. I PERICOLI DELLO STATALISMO

Oggi che lo Stato è divenuto gestore diretto o indiretto di una serie interminabile di enti, l’occasione di traffici illeciti è centuplicata. Il cittadino non solo è indifeso, ma è circuito, vessato e ne subisce le vendette se fa il zelante.

I progressi dello statalismo  sono come quelli del gambero; ma i progressi dei carichi tributari per il cittadino italiano non hanno limiti di fronte a tutti gli IRI, gli Eni e simili piovre.

Più lo Stato aumenta la sua ingerenza nell’economia, nella cultura, nella scuola, nell’assistenza e beneficenza, nei rapporti di lavoro, nel credito e negli investimenti, tanto più colorisce di politica tutte le attività nazionali e sopra le altre le lotte elettorali.

 

5. LA LOTTA PARTITOCRATICA

L’errore dei partiti coalizzati fu quello di considerare il campo amministrativo come prima preda del partitismo politico.

Per potere amministrare al centro e alla periferia, tali comitati dovettero distribuire le attività in sfere di influenza e di competenze.

Così tutta la vita amministrativa è politicamente avvelenata dal profondo partitismo che la corrode.

La partitocrazia è il fenomeno più appariscente della malattia dello statalismo; invade lo Stato perché il partito non rispetta i propri limiti.

 

6. ABUSO DEL DENARO PUBBLICO

La terza bestia è individuata da me nell’abuso del denaro pubblico, come conseguenza evidente dello statalismo e della partitocrazia.

Il fatto che un ente statale economico sia sicuro di non poter andare male, perché il Tesoro può intervenire a sanarne le piaghe, attenua il senso di responsabilità degli amministratori, toglie la spinta a regolare le spese, crea la facile clientela politica.

Gli enti statali possono sperperare miliardi su ordine di un presidente o di una giunta esecutiva, per poi a cose fatte, inviare i bilanci sia al Parlamento e sia ai parlamentari che non li discutono e forse non li leggono

 

7. L’EDUCAZIONE POLITICA E IL MERIDIONALE

Le ragioni della questione meridionale sono insieme economiche, morali, amministrative e politiche.

E non basta: c’è tutt’altro che il solo lato economico a segnare le forti differenze che né Montecitorio, né altri potrà appianare.

C’è l’educazione politica: le masse del Meridione non vivono la vita della nazione, non delle concezioni politiche, non del movimento di idee […], il campanile, il deputato, ecco tutta la vita delle nostre masse.

E in alto la corruzione, la sopraffazione dei politicastri interessati, delle sanguisughe dei municipi, dei manutengoli della mafia e della camorra

Tutto ciò produce:  inferiorità di vita sociale, di forza morale della nazione, che riduce una parte così importante della nazione a essere serva, terra di conquista, regione da sfruttare e da piemontizzare, come dicevasi un tempo

         L. Sturzo, La questione del mezzogiorno. 22 dicembre 1901 –

 

8. IL CLIENTELISMO REGOLA DI VITA

In Sicilia, per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere.

La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita. Difficile, in questo quadro, far emergere pure e semplici capacità professionali.

Quel che conta è l’amico o la conoscenza per ottenere una spintarella.

E la mafia, che esprime sempre l’esasperazione dei valori siciliani, finisce per fare apparire come un favore quello che è un diritto di ogni cittadino.

– G. Falcone, Cose di Cosa Nostra. Rizzoli, Milano 1991 –

 

9. LA SOCIETÀ MAFIOSA E IL PROFITTO CRIMINALE

A me l’amicizia del comm. Palica fa bene e giova. È un gran protettore della mafia e basta; la nostra società entra in tutti gli affari del municipio, negli appalti, nelle imprese, e ci ha i suoi guadagni. E poi, ruberie di campagna e vendette, e lui ci ha aperto il suo casale di Santa Eufemia; la questura non ci molesta; abbiamo spie anche in prefettura, e l’On. Di San Baronio ci ha fatto dei grandi servigi. Avanti, Accarano col tempo avrà tutto nelle sue mani.

 

10. RISOLVERE LE TARE DELLA DEMOCRAZIA

Se la democrazia moderna ha delle grosse tare, la colpa va direttamente a coloro che, pur vedendole, non si sforzano di rimediarvi.

 In prima fila metto coloro che hanno le convinzioni cristiane (e quindi morali) e se le tengono ben conservate nel cervello o nell’ambito delle loro case, come il servo del Vangelo che ebbe un talento e l’andò a nascondere per paura di perderlo: Gesù lo chiamò servo cattivo.

L. Sturzo, Doveri Politici del cittadino; in Vita e Pensiero del marzo 1947.

 

11. LE BENDE CADRANNO

         La Democrazia Cristiana di oggi si è posta, in quanto partito, il problema dell’unità politica dei cattolici. Con questa premessa ha dovuto accettare di non essere un partito, ma un coacervo di partiti: c’è la consorteria di Fanfani, quella di Enrico Mattei, quella della Base ecc.

         Con queste consorterie mi stanno anche rovinando il Mezzogiorno. Per combattere il comunismo di Mosca è stata creata la Democrazia Cristiana con la premessa dell’unità dei cattolici, che è quella che vediamo oggi.

         Il Partito Popolare non si fece né  fu concepito con questi presupposti.

         Pazienza, non mi hanno letto, non mi leggono, né mi leggeranno! Mito dello Stato collettivo, mito del proletariato innocente, portatore della verità, mito del benessere a basso prezzo; sono tutte bende, tutte bende pesanti: quando cadranno, sarà un tonfo

         G. De Rosa, “Sturzo mi disse” –  Morcelliana. Brescia, 1982 p.60.

 

12. COS’E’ LA POLITICA

La politica: è la partecipazione al governo d’un paese per il raggiungimento del bene comune.

Il fine dell’attività politica è il vantaggio dello Stato considerato come il bene comune.

La politica fa parte dell’ordine morale, perché cercare il bene comune con mezzi adatti è certamente uno scopo morale.

LA POLITICA non è semplicemente una tecnica di governo, ma la sintesi degli interessi economici, sociali, religiosi e culturali di un popolo, espressi nella relazione fra il cittadino e lo Stato.

         L. Sturzo, Politica e morale. Opera Omnia, serie I, vol IV. –

 

13. RIPRENDERE UN CAMMINO

         I partiti italiani sono tutti toccati dal verme della partitocrazia;

         i capi politici, che vedono e constatano, sono fermi per una specie di incantesimo interiore:

         non hanno il coraggio di controllare le entrate e le spese degli stessi partiti, neppure quello di apprezzare le entrate e le spese private dei pubblici amministratori;

         né di tenere a freno coloro che sono indiziati e perfino denunziati sui giornali di profittantismo, megalomania, sperpero di denaro pubblico e altre forme di corruzione.

         L. Sturzo: Dalla Valle D’Aosta alla Sicilia: amministratori o politicastri?  

 

14. APPELLO AI NUOVI LIBERI E FORTI

Bisogna sapere pagar di persona per essere creduti; bisogna saper difendere il diritto con mezzi onesti e democratici per ottenere rispetto;

  Bisogna cercare la concordia degli spiriti con coloro che hanno dato prova nel passato e nel presente di essere con le mani nette, e voler esclusivamente il bene della Sicilia nella libertà, nel diritto, nella rettitudine amministrativa e politica per avere i consensi.

– L.Sturzo, Parlamentarismo e partitocrazia a Palermo. Il Giornale d’Italia 13 agosto 1958

 

15. UNA GENERAZIONE ETICAMENTE SANA

Chi resiste crea la generazione eticamente sana che può tentare il risanamento della società minacciata da una disgregazione tanto più grave quanto più indebolita ne è il vincolo nell’intimo della coscienza di ciascun individuo.

 

L. Sturzo, Coscienza e Politica. Morcelliana, 1953

 

16. L’ESORTAZIONE DI PADRE PIO

Non vi abbattete di fronte alle prove cui la divina pietà vuole sottoporvi. Essa vuole prepararvi e fortificarvi ancora alla scuola del sacrificio e del dolore.

Pregate con umiltà e ricordatevi della serenità dopo la pioggia, della luce dopo le tenebre, della placida quiete dopo la tempesta ed il turbine.

L’ausilio pietoso dell’amore paterno del nostro Iddio ed i grandi doni della sua divina Maestà circonderanno certamente di gloria la fiducia dei perseveranti.

– San Padre Pio (Epist. III, 106) –

 

17. NUOVA SPERANZA DI BENE

         Impegno fiducioso

         Ritrovare la pecorella smarrita

         Recuperare il sofferente

         Etica laica, principi cristiani & progettualità

         La famiglia  & la solidarietà cristiana

Gli enti intermedi & la sussidiarietà

 

Ore 18,00

Talk Show condotto dal Alfonso Balsamo, di Educazione e Libertà, sul coragio di scegliere.

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