Antonio de Napoli risponde a Pier Luigi Celli

Antonio de Napoli, portavoce del Forum Nazionale dei Giovani, spiega per quale motivo declinare l’invito di un padre a lasciare il proprio paese per evitare di “soffrire”. (Per chi non avesse ancora letto la lettera di P.L. Celli al figlio e’ qui).

La risposta di Antonio de Napoli (da Il Politico e parzialmente ripresa anche da Repubblica):

Noi non intendiamo abbandonare questo paese. È vero, la situazione è deprimente. È vero, i nostri nonni e i nostri genitori ci lasciano un debito pubblico spaventoso, un paese senza anima con la cultura della raccomandazione, del “vediamo di trovarti un posto”. È vero, questo paese compie 150 anni ma non sa da dove partire per festeggiare.
È vero, il giornalismo di inchiesta lo fa solo Striscia, Le Iene e Report. È vero, tronisti e veline sono modelli e Garibaldi viene scambiato per una marca di pasta. È vero, i miei genitori vorrebbero piazzarmi da qualche amico e non capiscono perchè “perdo tempo” con uno stage.
Generazione di bamboccioni, generazione 1000 euro (magari!), generazione Moccia. Quante ce ne dicono. Ora Pierluigi Celli ci invita anche a lasciare il nostro paese.
No, grazie.
Noi in Italia ci rimaniamo perchè senza di noi sarebbe ancora più triste di quanto sia ora; per questa ragione abbiamo deciso di cambiarlo. E poi, andare via da cosa? Se vogliamo lasciare una Italia diversa ai nostri figli, noi saremo i primi a non lasciare l’Italia. Troppo facile. La generazione che conosco io ha delle responsabilità nel suo quotidiano. Non guarda il Grande Fratello perchè sta chiudendo un progetto per la sua associazione. Non vede gli amici del liceo né il venerdì né il sabato perchè va a fare un weekend di formazione. Non vede un dvd, perchè va a dormire in fabbrica con gli operai appena licenziati che protestano. Piccoli grandi gesti di una generazione che crede nell’impegno responsabile della società civile organizzata.
È una generazione responsabile. Ne fanno parte in molti. Certo, non escono sui giornali al posto del tronista o del gossip di turno dell’attore o dell’attricetta; sanno fare progettazione europea, parlano le lingue, viaggiano con i low cost e fanno rete. Scrivono e realizzano progetti di cooperazione internazionali, sono animatori del servizio civile, giovani imprenditori, giovani avvocati che subiranno la controriforma dell’ordinamento forense. Hanno i loro blog dove scrivono dei loro sogni. Sono cattolici, ebrei, musulmani, immigrati di seconda generazione.
Non ci pensiamo a partire. Siamo una parte di Italia forse troppo silenziosa senza un ufficio stampa, anche se di cose da dire ne abbiamo. Siamo quella parte di “paese reale positivo” che sorride quando prende l’autobus, crede nel volontariato, non cerca la scappatoia, non salta la coda; ci impegniamo, da giovani, nel sindacato, nelle associazioni studentesche e ambientaliste, nei partiti. Crediamo nella Politica e nella forza del proprio impegno. Se i nostri padri vogliono levarci anche questa ultima certezza, ci farebbero un torto insopportabile.
Non siamo ingenui. Vogliamo cambiare le cose perchè ci siamo stancati di piangerci addosso e di farci leggere le statistiche dell’OCSE. Ci mettiamo in discussione ogni giorno. E ogni giorno c’è qualcuno che ci guarda con un pizzico di presa per il culo pensando che fare associazionismo non serva e che esercitare la cittadinanza attiva sia una roba da scout in pantaloncini corti. La nostra risposta è l’azione sociale e politica della nostra piattaforma: il Forum Nazionale dei Giovani, con le sue 80 organizzazioni giovanili circa. Celli venga a farsi un giro in mezzo ai rappresentanti di queste organizzazioni della società civile e chieda se intendono lasciare il paese. Più questo paese va giù, più vogliamo rimanere.
La mia generazione non cerca colpevoli. La storia di questi ultimi decenni già li ha messi a nudo, non ha senso continuare a puntare il dito. Sappiamo ciò che vogliamo, questo ci basta. Cerchiamo un patto generazionale sulle pensioni, una risposta al precariato, una reale garanzia per il diritto allo studio, una società senza steccati con reali politiche di accesso (credito, casa, lavoro, beni comuni), una visione di lungo periodo per questo paese e per i suoi cittadini.
Noi in Italia ci rimaniamo e intendiamo cambiarla. Anche Mattia Celli vuole rimanere. Sa che se va via, il suo paese farà a meno di un bravo ingegnere.
E noi, i buoni, vogliamo che restino.

ANTONIO DE NAPOLI*

*Portavoce Forum Nazionale dei Giovani

2 risposte a “Antonio de Napoli risponde a Pier Luigi Celli

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