Editoriale gratuito, gratuito Natale

Quest’anno niente regali. Qualche dono sì. Sostanzialmente basterebbero queste due cortissime frasi, quasi delle sentenze, per aprire e chiudere l’editoriale che segue, un editoriale senza pretese…e anche senza riguardo. Nasce infatti currenti calamo, direbbero gli umanisti; a braccio, direbbero i politici; a caso, direbbero i qualunquisti. In realtà è pur vero che le dita scorrono veloci, a poche ore dalla chiusura di questo ultimo numero dell’anno, in una piena notte di dicembre. Notte piena, di riflessioni, di immagini…di silenzio, quando tra le case illuminate, il caso non si percepisce nemmeno. Già perchè le nostre città sono piene di luci e coriandoli di pixel sui maxischermi. Le vetrine gongolano di seducenti manichini pieni di vita. Le chiacchierate sugli autobus, al telefonino, esaltano la scelta conveniente, esultano per il colore giusto, il regalo perfetto. Insomma il solito consumismo, che tanto ci piace criticare, come se la critica stessa fosse un bene da consumare in questo periodo, con tanto di accenni alla pace nel mondo, agli anziani in difficoltà, ai precari che non arrivano a fine mese. I bar addobbati sono pieni di questi argomenti davanti ad un caffè. Così dal consumismo si passa al magnanimismo…e alè…via con le corse alla beneficienza, alle raccolte fondi, alle imprese di volontariato sotto il vischio. Il Natale rende più buoni…si sa, e in questo fantastico periodo dell’anno, magico e pieno di stelle, sembra quasi si risvegli ogni volta il nostro spirito di globalità, il nostro pensiero per i più sfortunati dell’Africa, del Sud America, dell’Asia, ma anche del vicino Abruzzo colpito dal terremoto. Una scossa positiva, che ci fa ripuntare l’attenzione sui “più poveri”, in senso lato, quelli che insomma stanno peggio e vanno aiutati. La povertà da sempre è il tema ricorrente nelle riflessioni sul Natale, della nascita del Cristo, la nuova speranza del mondo. Come spesso succede però, ci piace ricondurre a categorie umane qualsiasi fenomeno che umano non è, o non del tutto, come quello divino. Si guarda allora al paradosso di un Re che scende in una mangiatoia, ultimo degli ultimi, un Re senza corona, senza reggia, senza trono. Ci si ferma alla povertà, quando non si riconosce la potenza, al di là delle forme, di un Dio così divino da poter diventare carne, e “fregarsene”, passatemi il termine, di come apparire, di come poter essere giudicato. In tutto questo emerge la forte gratuità del mistero natalizio, un esempio di dono di sè, più che di dono di qualcosa che viene da sè. Ed è un concetto totalizzante, che schiaccia la povertà stessa in cui si materializza, esaltandola, quale disarmante testimonianza di un dono regale, che non è un regalo. Un presente, quello che provo a cogliere e condividere con voi, mentre il silenzio e un po’ di sonno stringono il tempo di questo scritto, ridondante e confessato, come a voler farsi una chiave di ascolto, per tutto quello che ci circonda; più che di lettura, per tutto quello che vi sta scorrendo davanti agli occhi. Un editoriale gratuito, di sufficienza più che di circostanza, ma voglia essere un augurio vivo, di quelli che non circolano per sms tutti uguali, e-mail inoltrate, bei sorrisi in TV. E l’augurio diventerà tanto più personale, quanto più sia capace di stuzzicare la fantasia e la sensibilità di ognuno nel ri-conoscere la possibilità di donarsi, più che scegliere il regalo giusto. Natale gratis…sembra lo spot di un’agenzia di viaggio. Ma un Natale di gratuità non porta a nessuna settimana bianca sulla neve, o missioni umanitarie nella savana. La gratuità accompagna nel più bello dei viaggi, quello che porta a scoprirci parte di un tutto, di un infinito che neanche riusciremmo a immaginare, che però si rifà vivo, a quest’ora, persino in questo improvvisato, perché gratuito, natalizio editoriale.

Alfonso B.

*** Educazione e Libertà ***

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