Scholarum Progressio

Dal 29 al 31 dicembre si è svolto il campus invernale del Movimento Studenti Cattolici a Sfruz, in trentino, dove i partecipanti hanno trovato un sano equilibrio tra divertimento e condivisione di idee. Oltre alle magnifiche giornate passate su piste di pattinaggio su ghiaccio o discese spericolate con il bob, per non parlare della cioccolata con panna delle 17.00, ci sono stati ampi momenti dedicati allo studio dell’ultima enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate”. Si è scelto di trattare collettivamente (prima) e in gruppi (dopo) la sola introduzione alla suddetta enciclica, sia per stimolare la conclusione della lettura a casa, sia per il breve tempo a disposizione, cercando di estrapolare un quadro generale sui punti 1-9 e comprendere il tema di fondo che ha elaborato per noi il Santo Padre. Nella prima parte dell’introduzione viene presentata la “caritas” (carità e amore), inscindibile dalla Verità (Dio), come strumento attraverso il quale è possibile uscire dall’insostenibile leggerezza dell’indeterminazione dovuta al relativismo della verità nelle diverse culture del mondo. Viene identificato quindi un problema fondamentale nella società che è quello dello svilimento in atto della “caritas”, relativizzandolo a tal punto da renderlo sempre più irrilevante nella vita pratica; ecco quindi come il relativismo ha cancellato in noi la certezza dell’esistenza di una sola Verità assoluta, spingendoci ad un discernimento tra la vita privata del cattolico e la vita pubblica dell’uomo: le scelte dell’individuo ora sono prese sei giorni su sette in un modo e un giorno su sette in un altro (provate a indovinare in quali giorni l’individuo ragiona da cattolico). E’ in questo contesto che si colloca la necessità di studiare, approfondire ed aggiornare (attraverso questa enciclica) uno dei pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa: la “Popolorum Progressio” – enciclica di Paolo VI – il cui principale messaggio è lo sviluppo umano integrale alla luce della Verità, di cui la Chiesa si fa promotrice. Gli stimoli pervenuti dalla lettura della seconda parte dell’introduzione hanno posto a tutti i presenti degli interrogativi concreti su come dovrebbe agire un buon cristiano, in tal senso: “E’ conveniente nella vita prendere decisioni in base agli insegnamenti del Vangelo?”; “come applicare alla vita degli studenti un messaggio di tale importanza?”. E’ certamente conveniente agire secondo il Vangelo; innanzitutto una volta presa la decisione siamo in pace con noi stessi, tuttavia i tempi di “ritorno” in termini di convenienza sono più lunghi, ma senz’altro più duraturi di una decisione presa (ad esempio) per convenienza personale. A tal proposito è di aiuto riportare a scopo esemplificativo la storia di Raoul De Beaudéan. L’epoca a cui facciamo riferimento sono gli anni ’50, anni in cui l’esistenza dei transatlantici era compromessa dall’arrivo degli aerei che promettevano tratte più veloci e più convenienti rispetto ai mezzi navali, per ogni comandante di un transatlantico era quindi di estrema importanza rispettare (se non migliorare) i tempi di percorrenza delle tratte. Ad un vicecomandante di una nave da trasporti civile, Raoul De Beaudéan, venne dato, a causa di un malore di un suo collega, il comando di una delle migliori navi della flotta da trasporto civile francese: l’Ile de France; insomma, la classica occasione della vita unica e irripetibile in cui è vietato sbagliare. Assunto il comando della nave partì dal Vecchio Continente e viaggiando a grande velocità, d’un tratto, nella notte tra il 25 e il 26 luglio del 1956, ricevette l’SOS dalla nave Andrea Doria, nave da trasporto della capienza di ben 1500 passeggeri, che stava affondando e che richiedeva soccorso immediato. Al momento della richiesta di soccorso l’Ile de France si trovava a 60 miglia in direzione opposta al verso della sua percorrenza dall’Andrea Doria e nel codice marittimo l’obbligo di salvataggio era fissato a 50 miglia, inoltre era l’unica nave veramente adatta ad ospitare un gran numero di persone nelle vicinanze dell’ammiraglia italiana. In quel momento il comandante si trovò di fronte ad una situazione critica: fare marcia indietro e raccogliere l’SOS dell’Andrea Doria, con il rischio concreto di gettare l’occasione della vita alle ortiche; oppure tirare dritto verso il porto di New York senza compromettersi. Il comandante, presi cinque minuti per pensare su quale fosse la decisione “vera”, girò la punta della nave indietro e avanti tutta. L’arrivo dell’Ile de France sul luogo dell’incidente permise alla storia di non affiancare il destino dei passeggeri dell’Andrea Doria a quelli del Titanic e ad aspettare il comandante Raoul De Beaudéan al porto di destinazione, in prima fila, sul molo di New York, c’erano il presidente degli Stati Uniti ed una medaglia d’oro al valore. A volte, anzi, spesso la decisione “vera” è quella più difficile da prendere e bisogna allenarsi durante la vita per riconoscerla, non basta senz’altro un giorno a settimana di allenamento, bisogna avere il coraggio di vivere la “Verità” giorno per giorno così da renderne più facile il riconoscimento; questa probabilmente fu la causa che guidò il comandante Raoul De Beaudéan a riconoscere la “vera” risposta. La “vera” risposta è il motore del bene comune che eleva l’uomo a volere il bene del prossimo e adoperarsi efficacemente per esso; qualora si intendesse ricercare la “vera” risposta per lo/dello studente, esso non potrebbe esimersi dal porsi una domanda: come può ciò che sto facendo aiutarmi alla ricerca del bene comune? Se questa domanda precede ogni azione dello studente, la vera risposta sarà di facile e immediato riconoscimento. Se studiare per la crescita personale può attirare lo studente, come può non attirarlo, sicuramente studiare per il bene comune pone in nuova luce l’azione dello studio, se non altro più stimolante; ed ecco allora diventare chiara e applicabile a tutti i campi della società l’affermazione del Santo Padre in cui sostiene che “ogni cristiano è chiamato a questa carità, nel modo della sua vocazione [nel caso dello studente è lo studio, ndr] e secondo le sue possibilità d’incidenza nella pòlis [nel caso dello studente è/può essere l’attivismo studentesco; nel nostro caso è il Movimento Studenti Cattolici, ndr]”.

F.R.

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