Chi Siamo

Come nasce?
Il 3 novembre 2002 il Presidente della Repubblica Italiana, on. Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito il diploma di benemerenza di Prima Classe con Medaglia d’Oro alla memoria di Fratel Giuseppe Lazzaro, il religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane che nell’educazione dei giovani espresse a pieno la sua vera dimensione ecclesiale.

“I ragazzi sono l’ultima parola di Dio, quella più aggiornata che egli rivolge agli uomini, pertanto essi si portano dentro, in modo del tutto istintivo, il bi sogno di protendersi verso il futuro, e l’urgenza di aprirsi alle novità”.

Fratel Lazzaro era convinto che i ragazzi, per rifarci al monito evangelico, fossero il prorompente vino nuovo da non essere messo negli otri vecchi, infatti lamentava la difficoltà di collaborazione tra un istituto e l’altro a livello dire zionale e, dunque, tra i gruppi dei ragazzi, perciò mise in cantiere una serie di iniziative volte a produrre e favorire la circolarità delle idee, lo scambio di esperienze, la comunanza dei traguardi, il confronto dei metodi e la discussione dei risultati. Spesso, a suo avviso, le istituzioni cattoliche rischiavano l’isolamen to non per l’ostilità della concorrenza, ma per una sorta di autarchia, perciò fu vigile nel cogliere ogni occasione per spingere i presidi, anzi gli stessi alunni, a vivere esperienze comunitarie a sigla fortemente ecclesiale: «La classe non è monade: nella realtà dell’istituto nascono aggregazioni di interclasse a carattere sportivo, culturale, sociale, politico, religioso. Gli istituti. sono espressioni delle congregazioni religiose, le quali insieme costituiscono la scuola cattolica, scuola della Chiesa».

Nel 1980 il Fratello aveva preparato un grande convegno da tenersi a Napoli nei giorni 2730 novembre, per discutere sull’aggiornamento nella scuola, quando, a rendere vano tutto il suo lavoro di progettazione, sopraggiunse il terremoto; le prime righe della lettera trasmessa ai partecipanti per scioglierli dal vincolo di quel raduno, danno un’idea della am piezza progettuale e capillarità dei contatti che erano alla base di ogni sua ini ziativa, per fare degli istituti una sorta di corpo organico, agile nelle diagnosi, solido nelle decisioni, stabile nella coerenza: «Ringrazio gli oltre 170 studenti di circa 70 istituti di undici regioni […] che hanno aderito al convegno progettato il 2730 novembre a Napoli. La divina provvidenza ha disposto diversamente e i suoi disegni imperscrutabili sono a noi certamente non comprensibili. Non ci resta che adorare la volontà di Dio a nostro riguardo e proseguire nel cammino intrapreso». Ed esortava gli studenti a dimostrare in concreto la loro vicinanza ai ragazzi trafitti da tanta tragedia (no vembre 1980).

All’appressarsi del Natale, il Fratello rivolse ai ragazzi del sisma una lettera affettuosissima, ospitata su un giornalino redatto apposta, per esprimere loro umanissima simpatia, e sollevarli con le prospettive che da sempre la Chiesa ha colto nella sofferenza: «Questo giornalino scritto tutto per voi, arriva quando il vostro cuore e la vostra mente sono piene di due realtà, che ci riguardano così da vicino: il terremoto in Campania e Basilicata, e il Santo Natale […]. “Gesù” è stato un bambino con una mamma povera e, da grande, è stato ucciso perchè predicava l’amore per il Padre prima di ogni cosa. Il comportamento di Gesù ci dice che anche la sofferenza e il dolore ci avvicinano al Padre se li sopportiamo con fede. Ma voi in tutto questo cosa potete fare? Una sola grande cosa: crescere buoni e bravi, affinché quando sarete grandi possiate compiere quei gesti buoni che rendono migliore la società» (24/11/1980).

Con fratel Lazzaro non erano le aule a farsi piccole, non erano gli istituti a non essere eccessivamente grandi, o le città a restringersi; a volte, rivedendo le sue carte, si ha il sospetto che egli volesse muoversi su scala planetaria.

Non c’erano forzature nell’azione di fratel Lazzaro, ma stimoli a vincere la forza gravitazionale di quello che Guic ciardini avrebbe definito lo mio partico lare, per entrare in una dinamica più ricca, in quanto «la scuola cattolica è scuola della Chiesa, luogo di annuncio di salvezza agli alunni e alle loro famiglie e a tutti gli amici»; e Fratel Lazzaro incalzava ancora nelle citate Linee pro grammatiche: «Ogni istituto, come parte viva di una congregazione insegnante, deve sentire unitariamente la propria missione educativa […]. Inoltre una forte unità tra gli istituti della stessa congregazione offre ai singoli quei mezzi che da soli non sempre possono creare, elaborare, avere.

La mutata situazione della Chiesa nella società impone l’unità dei cristiani per rendere più credibili le loro testimonianze e meglio riconosciuto il loro ruolo. L’unità della scuola cattolica, oltre a rispondere a questa esigenza attuale della Chiesa, è anche l’unica possibilità per tutti gli istituti di raggiungere oggi, in questa società, i propri obiettivi».
Si trattava, insomma di sottrarre gli studenti e i do centi della scuola cattolica a una angustia di orizzonti in grado di mortificarne le risorse, costringendoli a muoversi dentro spazi assai ristretti, con il rischio non ipotetico di appiattirli all’interno di una morfologia operativa fatta di prevedibilità, pochi ricambi e scarso entusiasmo; quanti operavano nella scuola cattolica, invece, avrebbero dovuto rinnovarsi come uomini per procedere, poi, a una revisione della propria professionalità, sia come Educatori che come discenti: «Si comprenderà a questo punto, che è necessario presentarsi ai giovani come un nuovo tipo di adulto, un adulto dallo stile nuovo. Per essere tali occorre vincere l’egoismo, il particolarismo, la tendenza a formare piccole chiese che siano quasi il prolungamento di noi stessi, ma che non permettono alle giovani personalità di formarsi e completarsi, che impediscono alle giovani personalità un corretto orientamento […]. Cadiamo nel particolarismo quando vediamo solo i nostri metodi, ci battiamo solo per la nostra classe o la nostra scuola, ipotechiamo i nostri giovani».

E quando si programmarono le Giornate Mondiali della Gioventù, Fratel Lazzaro le intese come l’opportunità da non perdere per offrire ai ragazzi, di ogni credo e gruppo etnico, il riscontro dell’attenzione con cui la Chiesa li consi derava, convinta che nel difenderli e proteggerli c’erano le possibilità per credere in un mondo migliore; ma quella fu anche l’occasione per spingere la scuola cattolica a respirare, a pieni pol moni, nei grandi spazi della solidarietà e dell’accoglienza in sintonia con il desiderio del Santo Padre. Scriveva infatti: «Credo che sia nostro impegno, coerente con la missione educativa che segna la nostra vita, inserirsi pienamente nella celebrazione di queste giornate, sia fa cendo partecipare tutta la realtà giovanile che negli anni ha avuto nella scuola il suo momento formativo, sia mettendo a disposizione tutto quello che abbiamo, per agevolare la presenza e la partecipa zione delle decine di migliaia di giovani che si prevedono per questo evento.
Tutto questo Fratel Giuseppe Lazzaro lo realizzò dando vita al Movimento Studenti FIDAE, che nell’anno giubilare del 2000 si trasformo nel MSC- Movimento Studenti Cattolici.

Cos’è oggi?
L’MSC si occupa di Formazione Socio-politica e di Educazione alla Convivenza.
Attraverso incontri periodici all’interno delle scuole sul territorio nazionale e in occasione dei due convegni nazionali che si tengono ogni sei mesi, il Movimento propone ai giovani momenti di formazione e di riflessione sulla società, avvalendosi di seminari guidati da docenti ed esponenti del mondo della chiesa, della cultura e della politica.

L’MSC partecipa alla vita studentesca del nostro Paese preoccupandosi di eleggere propri candidati alle cariche rappresentative delle Consulte Provinciali Studentesche e sostenendo il Forum delle Associazioni Studentesche Maggiormente Rappresentative, di cui è co-fondatore, istituito nell’anno 2001 presso il Ministero dell’Istruzione. Cosa propone per domani? Partendo dal presupposto che la scuola è ambiente privilegiato per far vivere le differenze, Il Movimento Studenti Cattolici vuole essere un spazio temporale per stimolare l’educazione come impresa comunitaria!

…. Come ?

  • usando la cultura, lo sport, lo spettacolo e la musica come strumenti di informazione e formazione in qualità di proposte progettuali verso l’esterno;
  • usando tutti gli Strumenti Educativi che le Agenzie Governative in generale, e il mondo della Scuola in particolare, offrono per aumentare al proprio interno il senso di responsabilità e di civiltà degli studenti.

Conosciamoci per camminare insieme!

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